Il centrocampista dell’Udinese Atta è finito ko: lesione per lui che dovrà star fermo diverse settimane. Brutto colpo per i friulani
Qualcosa si è fermato sul più bello, proprio quando i ritmi stavano crescendo e le rotazioni iniziavano a dare frutti. In casa Udinese lo staff ha scelto la prudenza. Il giocatore ha interrotto il lavoro, ha parlato con i medici, poi si è passati agli accertamenti. La sensazione è che non si tratti di un fastidio passeggero. Il gruppo continua a preparare i prossimi impegni, ma una casella in mezzo al campo resta in sospeso.
Chi segue i bianconeri conosce il peso specifico di Atta. Il suo passo assorbe pressione e libera la prima uscita. Serve pulizia nei primi venti metri? Lui la offre. Servono metri palla al piede? Li prende. Per un tecnico è una sicurezza tattica. Per i compagni, un riferimento.
Dopo gli esami strumentali è arrivata la conferma: per il centrocampista francese si tratta di una lesione al bicipite femorale sinistro. Il problema interessa la coscia sinistra, nella porzione posteriore. Il club, al momento, non ha diffuso il grado della lesione né una stima ufficiale dei tempi. In mancanza di un dettaglio preciso, è corretto mantenere il quadro su basi mediche generali e attendere eventuali aggiornamenti societari.
Cosa significa, in pratica? Le lesioni del bicipite femorale vengono classificate in tre gradi. Un grado 1 spesso rientra in 2-3 settimane, un grado 2 richiede in media 4-6 settimane, un grado 3 può spingersi oltre le 8-10 settimane. Le tempistiche variano in base alla sede esatta, all’estensione, all’anamnesi di infortuni simili e alla risposta individuale al carico.
Lo staff applica protocolli attuali (dalla gestione precoce del dolore e dell’edema al ritorno progressivo alla corsa), con test funzionali e, quando disponibili, valutazioni isocinetiche prima del rientro. Meglio un rientro con un test in più che una settimana di stop in meno: è la regola non scritta che riduce il rischio di recidiva.
Sul piano tecnico, l’allenatore dovrà ricalibrare il centrocampo. Si può compensare con un profilo più fisico o con un costruttore basso, a seconda dell’avversario. La squadra ha opzioni interne per tenere insieme aggressività e pulizia, ma perdere la conduzione verticale di Atta impone qualche adattamento nelle uscite e nei tempi della pressione. È un dettaglio che pesa soprattutto nelle gare ravvicinate.
Negli ultimi anni abbiamo visto staff che hanno scelto la via prudente con i flessori ottenere ritorni più stabili, con minutaggi progressivi e un occhio costante al carico settimanale. È una scelta poco scenografica, ma spesso decisiva sulla durata della stagione.
Intanto Udine attende. La squadra va, il calendario non aspetta e il mercato non risolve tutto. Se il rientro seguirà i binari giusti, potremmo rivedere Atta dove fa la differenza, tra le linee e nello spazio. La domanda è semplice e resta aperta: quanto vale, oggi, la pazienza di una settimana in più per guadagnarne molte a primavera?
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