Un ritorno che divide, un nome che accende ricordi e rivalità: l’idea di Franck Kessié di nuovo in Serie A non è solo mercato. È una storia che chiede di essere capita, più che urlata.
La bussola della Juventus punta al centro. La priorità non è l’area di rigore. È la mediana. La dirigenza ragiona su profili pronti. Non su scommesse. In lista compaiono alternative solide: un interno box-to-box, un frangiflutti che alzi intensità, un leader silenzioso. Dentro questo perimetro, il nome di Franck Kessié torna a occupare spazio. Con un peso diverso.
Il contesto conta. Kessié ha lasciato l’Europa dopo il passaggio al Barcellona e ha scelto l’Al Ahli. In Arabia ha trovato minuti, status, stipendio. Ma non sempre trova la stessa pressione competitiva. Alcuni giocatori, negli ultimi mesi, hanno chiesto un rientro nel calcio europeo. Non esiste un trend unico. Esiste una valutazione: progetto, ritmo, obiettivi.
La Juventus fa i conti con la sostenibilità. L’ingaggio è il primo muro. Le ricostruzioni parlano di cifre attorno ai 14 milioni netti, con contratto in scadenza a giugno. Non ci sono conferme ufficiali su importi e formule. Ma una leva c’è: accordi ponte fino a fine stagione, contributi da parte del club di provenienza, opzioni di prestito con compartecipazione. È una manovra possibile. Non banale.
Perché Kessié adesso
Perché serve un centrocampista che regga l’urto quando la partita si sporca. Kessié ti dà duello, corsa verticale, gestione del primo pressing. Può fare la mezzala aggressiva. Può mettere ordine vicino al regista. Con il Milan ha vinto lo Scudetto 2021-22. Ha superato le 200 presenze rossonere, tanti gol dal dischetto, tante partite di peso. Con il Barça ha firmato un gol da copertina in un Clásico. Un dettaglio che definisce il profilo: Franck regge la luce delle serate importanti.
L’ipotesi fa discutere. Per i tifosi del Milan è una ferita che pulsa. L’idea dell’ex “Presidente” in bianconero suona come uno strappo simbolico. Ma il calcio contemporaneo si muove su binari più pratici. La Juventus valuta parametri tecnici e parametri economici. Se i conti tornano, l’operazione sale di grado. Se no, resta un’idea.
L’ombra del Milan, la mappa della Juve
Qui sta il cuore della storia: “Colpo Kessié in Serie A, Milan tradito” è uno slogan facile. La realtà è più sfumata. La Juve cerca equilibrio. Cerca centimetri e leadership in centrocampo. Kessié spunta tutte le caselle. L’ostacolo è finanziario, non tattico. E il tempo stringe: un ingresso a gennaio cambierebbe subito le rotazioni. Senza forzare l’impianto. Con un upgrade misurabile nei contrasti, nella gestione dei finali, nella protezione della linea difensiva.
Resta il tema dell’uscita anticipata dall’Arabia. Serve una finestra contrattuale. Serve allineare interessi tra giocatore, club saudita e nuovo club. Sono tasselli delicati. Finché non arrivano segnali concreti, parliamo di scenario, non di trattativa chiusa.
Mi colpisce un dettaglio quasi minimo: quando Kessié gioca a due tocchi, costringe gli altri a correre con lui. Semplifica. È ciò che spesso fa la differenza nelle squadre che vogliono vincere a marzo e ad aprile. È una scelta di ritmo, prima che di nome. Alla fine, la domanda resta una: quanto vale oggi pagare il prezzo dell’emozione per ottenere la lucidità che manca a metà campo?





