Un uomo che credeva nelle regole come forma di rispetto per il gioco. Una vita passata a tenere la barra dritta, tra codici e spalti, con la calma di chi sa che la giustizia non ha bisogno di rumore.
C’è un filo sottile che unisce il tribunale al rettangolo verde. È fatto di responsabilità, di tempi rapidi, di scelte che incidono su carriere e destini. Gianpaolo Tosel lo ha percorso per anni senza esibizionismi. Prima da magistrato, poi come giudice sportivo della Lega Serie A. Ha accettato l’incarico nel 2007 e lo ha tenuto fino al 2016. Nove stagioni in cui il calcio italiano ha cambiato pelle. E in cui le regole sono rimaste il punto fermo.

Di episodi visti in TV e analizzati nei dettagli. Di sanzioni che cercano equilibrio tra norma e contesto. Chi ricorda quegli anni cita provvedimenti diventati casi nazionali. Nel 2010, ad esempio, la squalifica a José Mourinho dopo il gesto delle “manette”. In altre fasi, le chiusure di curve per cori discriminatori. Decisioni discusse, certo. Ma prese nel solco del Codice di giustizia sportiva. Con tempi stretti. Con pressioni forti. Con l’idea che il fair play non è un’aspirazione, è una cornice necessaria.
E forse per questo la sua autorevolezza ha retto agli strappi. Parlava poco, spiegava il necessario, firmava comunicati ufficiali chiari. La forma era asciutta, il metodo rigoroso. Chi sta in quel ruolo non vince mai in popolarità. Ma serve il sistema quando serve più coraggio: nei lunedì roventi, nelle notti in cui una parola di troppo può incendiarti contro.
Tosel si è spento il 6 gennaio a Udine, a 85 anni. Una città che gli era casa, una misura che gli somigliava. La sua scomparsa lascia un vuoto in un mestiere che spesso si nota solo quando sbaglia. E invece è lì che si costruisce credibilità, settimana dopo settimana, interpretando norme, pesando precedenti, tenendo insieme calcio, diritto, buon senso.
Il ricordo di Simonelli e della comunità del calcio
In queste ore, il ricordo è sobrio. C’è chi ne sottolinea la compostezza. Chi parla della sua precisione quasi artigianale. Tra i messaggi, spicca quello del presidente della Lega Calcio Serie A Simonelli, che lo saluta con stima e rispetto. Un tributo semplice, coerente con il personaggio:
“La scomparsa del giudice Gianpaolo Tosel ci addolora profondamente. È stato una figura di grande rigore, equilibrio e competenza, che ha servito con serietà e senso delle istituzioni il mondo del calcio italiano. Il suo lavoro, spesso silenzioso ma fondamentale, ha rappresentato un punto di riferimento per l’intero sistema sportivo, in un ruolo delicato come quello della giustizia sportiva. A nome della Lega Calcio Serie A, esprimo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia, ricordando con gratitudine il contributo che il giudice Tosel ha dato al nostro sport”.
Il metro uniforme sulle recidive. Le diffide agli stadi per la sicurezza. Le ammende calibrate sulla gravità dei fatti, in linea con i parametri federali. Scelte impopolari quando serviva. Elasticità quando il contesto lo permetteva, senza mai piegare la regola. È in quell’equilibrio che si misura la buona giustizia sportiva: non nella durezza in sé, ma nella coerenza, ed è così che verrà ricordato Tosel.





