Petardo lanciato dal settore ospiti colpisce Audero a Cremona. Nessuna conseguenza fisica, ma l’Inter condanna duramente l’episodio.
Bastano pochi secondi, a volte, per spezzare il ritmo di una partita e riportare il calcio dentro una zona grigia che non dovrebbe più appartenergli. È successo allo stadio Zini, all’inizio del secondo tempo della sfida tra la Cremonese e l’Inter. Minuto 49. Dallo spicchio riservato ai tifosi ospiti parte un petardo che raggiunge Emil Audero, portiere dei grigiorossi, mentre osserva l’azione svilupparsi nella metà campo opposta.
L’impatto è violento. Il rumore, secco, amplificato. Audero si accascia subito a terra, colpito alla gamba e visibilmente scosso. Il dolore non è solo fisico: per qualche istante il portiere fatica a sentire, si tocca l’orecchio, non percepisce le voci dei compagni che accorrono. Sono attimi di paura vera, quelli che gelano lo stadio e sospendono il senso stesso del gioco.
L’ex nerazzurro, che nella stagione della seconda stella aveva vissuto lo spogliatoio interista da vice di Sommer, viene assistito immediatamente. La tensione sale, inevitabilmente. Sotto il settore ospiti si presentano alcuni giocatori dell’Inter: Lautaro Martínez, Alessandro Bastoni e anche Cristian Chivu, che lascia la panchina per chiedere calma, ma senza nascondere una contrarietà totale per quanto accaduto. Un gesto che non ammette zone d’ombra.
Fortunatamente, dopo alcuni minuti di apprensione, Audero riesce a rialzarsi. Le condizioni vengono valutate rapidamente, non emergono conseguenze fisiche gravi e la partita può riprendere. Il calcio giocato torna in campo, ma l’episodio resta sospeso nell’aria, come un rumore che non si spegne davvero.
La presa di posizione dell’Inter arriva netta, affidata alle parole del presidente Giuseppe Marotta, che non cerca attenuanti né scorciatoie verbali: «È stato un gesto insulso, una situazione che non ho mai vissuto in tanti anni di carriera. Un gesto clamoroso per antisportività».
Marotta prosegue richiamando la responsabilità collettiva: «So che le autorità stanno facendo le loro indagini. Può essere un episodio isolato, però aspettiamo. Quello che pensiamo noi lo pensano tutti i tifosi: abbiamo il dovere di fare cultura, di prevenire queste situazioni».
Non manca, infine, un ringraziamento esplicito ad Audero: «Condanniamo questo gesto straordinario e diciamo grazie alla professionalità di Audero perché questa partita è potuta giungere alla fine». Un riconoscimento che va oltre la rivalità, oltre le maglie, e che restituisce centralità a chi, colpito, ha scelto di continuare.
Dal punto di vista disciplinare, almeno nell’immediato, non risultano conseguenze sul piano sportivo. Ma il punto non è questo. Il tema resta culturale, prima ancora che regolamentare. Perché ogni petardo lanciato dagli spalti non colpisce solo un giocatore: colpisce la credibilità del calcio, la sua capacità di essere spazio condiviso, non terreno di sfogo.
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