Kolarov analizza il momento dell’Inter dopo il pari a Firenze: stanchezza, poca lucidità e un vantaggio da difendere.
La prima da “titolare” in panchina lascia più ombre che altro. Aleksandar Kolarov, chiamato a sostituire Cristian Chivu assente per squalifica, si presenta davanti ai microfoni dopo l’1-1 contro la Fiorentina senza cercare scorciatoie. Il tono è diretto, quasi asciutto, in linea con quello che è sempre stato anche da calciatore. Il punto di partenza è chiaro: l’Inter non ha fatto la sua partita.

“Non abbiamo fatto la nostra partita e non siamo nel miglior momento”, ammette subito. Una lettura semplice, ma che fotografa bene la serata di Firenze. I tre punti erano l’obiettivo, ma la realtà racconta altro. “Va dato merito alla Fiorentina”, aggiunge, senza cercare appigli esterni. Poi però rimette tutto dentro una prospettiva più ampia: “Siamo comunque a +6 e tutto resta nelle nostre mani”.
Stanchezza e mancanza di lucidità: Kolarov e il momento dell’Inter
Nel ragionamento di Kolarov c’è un passaggio che pesa più degli altri: la squadra non vive il suo miglior momento. Non è solo una questione tecnica, ma anche mentale e fisica. “Manca cattiveria, manca lucidità, c’è stanchezza a causa delle tante partite”. Una frase che spiega più di tante analisi tattiche.
L’Inter vista nelle ultime settimane è meno brillante, meno dominante, meno precisa nei momenti chiave. Ed è proprio questo il punto che l’allenatore ad interim sottolinea con maggiore insistenza: la distanza rispetto agli standard abituali. “Siamo abituati a vedere un’Inter che stra-domina”. Quando quel livello si abbassa, anche leggermente, la percezione cambia. E le partite diventano più complicate.
Non è un caso che Kolarov allarghi il discorso anche al centrocampo, non limitandosi al reparto offensivo. “Bisognava fare meglio, arrivare meglio agli attaccanti”. Un problema di connessione, più che di finalizzazione. Gli attaccanti restano centrali nel sistema, sia in fase offensiva che difensiva, ma senza rifornimenti adeguati tutto si inceppa.
Il concetto è chiaro: non è una questione di singoli, ma di equilibrio generale. E quando quell’equilibrio si spezza, anche una squadra abituata a controllare le partite finisce per rincorrerle.
C’è poi un altro aspetto, meno tecnico ma altrettanto rilevante. Kolarov lo tocca quasi di sfuggita, ma il senso è netto: attorno all’Inter c’è una percezione diversa rispetto alle altre squadre.
“Con l’Inter sembra tutto dovuto”, osserva. È una frase che apre una riflessione più ampia. Pareggiare a Firenze non è, di per sé, un risultato fuori scala. “La Fiorentina non è l’ultima arrivata”, ricorda. Eppure, quando si tratta dei nerazzurri, il metro cambia. Le aspettative sono più alte, il margine di errore più stretto.
Non è una lamentela, ma una constatazione. L’Inter ha costruito negli ultimi mesi un’immagine di squadra dominante, e ora paga proprio quella continuità di rendimento. Ogni passo falso pesa di più. Ogni partita che non si chiude con autorità diventa un segnale.
Eppure, nella lettura di Kolarov, il quadro resta sotto controllo. Il vantaggio in classifica è ancora significativo e il destino non è cambiato: “Chiudere questo campionato sta a noi”. Una frase semplice, ma che riporta tutto all’essenziale. Non serve guardare altrove, né fare calcoli complicati.
Nel finale, uno sguardo anche alla Nazionale. “Credo si stiano preparando tutti, penso siano tutti a disposizione di mister Gattuso a parte Bastoni”. Un inciso rapido, quasi di passaggio, che però conferma come il gruppo resti ampio e coinvolto.
Il resto, per l’Inter, si giocherà nelle prossime settimane. Ritrovare lucidità, prima ancora che brillantezza. Tornare a dominare, prima ancora che vincere. Il margine c’è ancora. Ma va difeso.





